TERZO CASO

Monoimpianti sui canini

Le prossime sequenze dimostrano come i monoimpianti sui canini richiedano l’osservazione scrupolosa delle medesime precauzioni occlusali, con l’unica differenza che sulle protesi provvisorie immediate devono essere precauzionalmente esclusi, oltre ai contatti statici, anche i contatti dinamici, che durante il periodo dell’osteogenesi includente potrebbero essere pericolosi! La temporanea sofferenza parodontale degli altri denti dell’arcata, per assenza della disclusione canina, sarà compensata dal loro rapido ritorno alla normalità dopo il ripristino della disclusione fisiologica sulla corona definitiva in oro-porcellana del monoimpianto, inserita dopo il completamento dell’osteogenesi del tessuto includente. Consigliamo al lettore di seguire con attenzione il prossimo caso che riteniamo “didatticamente” molto interessante. Esso dimostra che anche le corone sui monoimpianti in zona canina devono sostenere i contatti dinamici della disclusione.L’eventuale fragilità emorragica, le ipertrofie marginali alle gengive e l’evidente atrofia orizzontale ossea sui denti contigui scomparvero poche settimane dopo la cementazione della corona sul canino ed il ripristino della disclusione. La corona si mantiene da molti anni in perfette condizioni di funzione e di stabilità.

   

Fig. 1 Perdita (iatrogena) del canino di questa giovanissima paziente (1987). Fig. 2 La mancanza della guida canina è causa di gravi precontatti dinamici. Fig. 3 Il “ragnetto” provvisorio che la paziente portava solo per estetica (1987) senza alcuna funzione dinamica. Fig. 4 La radiografia evidenzia l’area alveolare post-estrattiva.

   
Fig. 5 Apertura del lembo. Fig. 6 Allo scollamento più ampio è da notare la perdita di tessuto osseo lungo la juga alveolaria del premolare e dell’incisivo (atrofia orizzontale) certamente non dovuta a presenza batterica ma alla mancanza della disclusione canina. Fig. 7 Alcuni passaggi dell’intervento. Fig. 8 Uso della fresa “autocentrante”.
     
Fig. 9 L’impianto MUM di 3,1 mm prima dell’inserimento nel tunnel chirurgico. Fig. 10 L’impianto posizionato correttamente ad impattare la corticale profonda. Fig. 11 Il controllo radiografico mostra l’avvenuto bicorticalismo e l’utilizzo di una fresa “autocentrante” da 1,1 mm per il successivo posizionamento di un ago di stabilizzazione. Fig. 12 L’inserimento dell’ago di stabilizzazione (tecnica personale). Fig. 13 La saldatura endorale. Fig. 14 Controllo radiografico: notare il bicorticalismo dei due impianti.
    
Fig. 15 Il monoimpianto costituito. Notare il segno della saldatura e la perdita di tessuto osseo sul premolare (freccia). Fig. 16 Il provvisorio immediato al termine dell’intervento. Essendo un canino necessita di almeno 2 mesi di “riposo” prima di poter riprendere la sua funzione fisiologica di disclusione, dopo l’avvenuta osteointegrazione. Fig. 17 La guarigione dei tessuti molli a 60 giorni è indice dell’avvenuta osteogenesi. Fig. 18 La preparazione “sottogengiva” del moncone d’impianto e la presa dell’impronta.
Fig. 19 La perfetta guarigione della mucosa perimplantare “nonostante” la biforcazione.
     
Fig. 20 La corona definitiva in oro-ceramica appena inserita. Fig. 21 Il controllo radiografico (1987). Fig. 22 La disclusione corretta con assenza di precontatti dinamici. Fig. 23 Visione palatale. Fig. 24 Il medesimo canino dopo 21 anni (2008). Fig. 25 La radiografia evidenzia solo un modestissimo cono di riassorbimento iniziale (2008).

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